Ti auguro tempo per vivere

Ti auguro tempo per vivere

Ti auguro tempo per vivere

Poesia Sioux

(Mentre leggi ascolta la musica del video) 
 Sioux - Sitting Bull - Toro Seduto
Indiani - Nativi americaniNon ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Indiani - Nativi americaniTi auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.


Ti auguro tempo per vivere…… Giuseppe


Giuseppe per il tempo di vivere…. infinito.

#661

Google Doodle – 07032012

Google – Doodle del giorno 07 Marzo 2012


227esimo anniversario nascita di Alessandro Manzoni

 

Google - Doodle del giorno 07 Marzo 2012  227esimo anniversario nascita di Alessandro Manzoni

227esimo anniversario nascita di Alessandro Manzoni

 Il 227° anniversario della nascita di Alessandro Manzoni viene oggi celebrato da Google Italia con un logo in home page su www.google.it. Il logo è un disegno in stile “affresco” che pone alcuni celebri personaggi de I Promessi Sposi (come La Monaca di Monza, Renzo e Lucia, Don Abbondio, L’Innominato) sui caratteri stilizzati di Google.
Come da tradizione, il logo Google concentra l’attenzione di milioni di persone sulla vita di un personaggio, questa volta tocca ad Alessandro Francesco Tommaso Manzoni (questo il nome completo), famoso scrittore italiano nato a Milano i 7 marzo del 1785 e morto nella stessa città il 22 maggio del 1873. Pronti a saperne di più su di lui? Alessandro Manzoni
Giuseppe per Google

#640

Gibran Kahlil Gibran – Il Profeta

Penna - scrivere

Gibran Kahlil Gibran

Il Profeta

Poesia

“Parlaci dell’Amore.

 
 
Gibran Kahlil Gibran - Il ProfetaQuando l’amore vi chiama, seguitelo,
Benché le sue vie siano ardue e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a lui,
Anche se la spada nascosta tra le sue penne può ferirvi.
E quando esso vi parla, credetegli,
Anche se la sua voce può infrangere i vostri sogni come il vento del nord quando devasta il vostro giardino.
Poiché come l’amore v’incorona, così vi crocefigge. E’ egualmente pronto sia a farvi fiorire che a potarvi.
 Egualmente ascende fino alla cima ad accarezzare i rami più teneri che tremolano al sole, 
 E discenderà fino alle vostre radici e le scuoterà là dove più sono abbarbicate alla rerra.
 Come covoni di grano vi accoglie in sé. 
 Vi scuote per rendervi spogli.
 Vi staccia per liberarvi dalle reste.
 Vi macina fino all’estrema bianchezza.
 Vi impasta finché non siate cedevoli;
 Ed infine vi assegna al suo sacro fuoco perché diventiate pane sacro per la mensa di Dio.
Tutte queste cose saprà compiere l’amore per voi, di modo che voi possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della Vita.
 Ma se, nel vostro timore, voleste cercare dell’amore la pace e il piacere,
 Allora meglio sarebbe per voi coprire la vostra nudità e uscir fuori dall’aia dell’amore,
 Nel mondo senza stagioni, dove riderete, ma non tutto il vostro riso; e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.
L’amore non dona che se stesso e nulla prende se non da se stesso.
 L’amore non possiede né vorrebbe esser posseduto;
 Poiché l’amore basta all’amore.”

Giuseppe per la poesia saccheggiata dai vari link di FB

#589

Prodigio di semplicità

Grappolo di uva biancaProdigio Di Semplicità di Emanuela Pozzan 


 

 

Prodigio e semplicitàIn un attimo tutto sembra passato, il mio impeto è svanito nella speranza di assopire un bisogno.
In me si cerca: il sapore, l’ebbrezza di un momento e la pace di un sorso di nettare dal gusto sublime. Presto, la curiosità sulla mia natura, darà pace alla brama di sapere com’è l’annata.
Io sono la vite, io sono la vita e nel mio succo si racchiude l’attesa di dodici mesi. Nell’alba di una domenica autunnale mi ritrovo qui, anonima tra sconosciute ed attendo paziente che il sole sorga pigramente dal capanno affiancato al mio filare.
Mi sento soddisfatta ed orgogliosa anche quest’anno, ad ogni stagione che trascorre, assaporo sempre più il piacere di donare il mio prezioso succo; altro scopo non ho.
Sono stata scelta, la mia missione è questa: dare pace ad un desiderio dei sensi. Con il mio verdeggiare e l’armonia delle mie onde lignee sono un incanto per gli occhi ed i miei tralci sembrano corde di un violino naturale che suona melodie di passione; con le mie foglie rugose e fresche ricordo l’acqua di fonte che sgorga tra innumerevoli bollicine; con il profumo dei miei frutti inebrio le menti ed evoco con gli acini che maturo piano, la pace di un molesto sogno di conoscenza.
Ora è arrivato il tempo per il riposo e posso pensare; posso ricordare.
Amo la mia terra, leggermente inclinata a Sud e di cui sento tutto il calore che sale dalle mie radici, profonde idealmente sino al centro del globo.
L’inverno è stato lungo, solo per magia sono scampata all’acqua delle alluvioni che infondo alla collina ha creato il ristagno, e per fortuna io ero protetta su nel mio colle. Ho sentito la grande umidità fin dentro le mie scheletriche ramificazioni e non ne potevo più di sentirmi inebriata di acqua, ho pensato sonnecchiando alle calde giornate estive che prosciugano fin dentro l’intimo.
Tutto ha uno scopo.
Alla fine anche l’inverno è passato, lungo e freddo, mi ha ghiacciato la corteccia, avevo paura, e poi, è giunta la potatura, un misto di dolore e di piacere. Sento ancora il vibrare del mio corpo all’avvicinarsi del contadino che mi tocca, sento le sue mani calde in un pomeriggio di sole sofferente, sembra quasi sia primavera ed invece il suo tocco, dapprima dolce e rincuorante, si trasforma in una mano esperta che sradica i miei tralci inutili, e taglia, mi lascia lo stretto necessario per crescere ancora e rinvigorire. Mi chiedo a volte se lui si renda conto del dolore che mi provoca, se vede che poi piango. In realtà mi medico dove lui mi lacera, ma gli uomini chiamano: “lacrime”,  il mio sangue.
Laddove loro sanguinano, io irrigo le mie ferite di linfa, considerata medicamentosa, tanto che qualcuno ancora gira per i vigneti per raccogliere queste gocce ritenute un balsamo per gli occhi. Tra i prodigi della natura c’è anche questo: assistere ad un’alba nel vigneto che piange lacrime necessarie. Un altro anno è passato, sonnecchio nel pomeriggio tedioso di novembre e penso a quando, su qualche tavolo imbandito o nell’allegria delle osterie, qualcuno stapperà una bottiglia e penserà inconsciamente a me che sono qui pronta al riposo, ma in prima linea per ripetere il mio miracolo con l’avventarsi delle stagioni.
Il sonno giunge avvolgente come nebbia ed offusca i miei pensieri ed io delirio, tra finzione e realtà, nel sognare il momento in cui il mio nettare darà la gioia, magari adesso, magari tra anni, tra gli scaffali di una cantina, amerò come un’amante appassionata chi mi sceglierà, chi mi avrà. 
 
Emanuela Pozzan per http://www.santamargherita.com/

Bello questo racconto vero? Ha vinto un premio, che un’importante casa vinicola italiana ha bandito. Vi chiederete perché l’ho pubblicato? C’è un motivo, l’autrice è una mia ex-alunna. Quando l’ho letto mi sono emozionato molto per queste parole ed ho subito scritto una mail a Manuela, vi riporto il testo qui: “Cara Manu, ho letto il tuo breve racconto con voracità, così come quando da piccolo, assaporavo i grappoli d’uva dolcissimi, che il mio papà coltivava. Ho sentito il profumo dell’uva, il sapore del sole, della vita, dell’essenza delle cose. Hai descritto con pennellate di colori e sapori ciò che noi suggiamo dalla natura. Sei stata fantastica! Mi hai commosso! Grazie per queste emozioni che ci dai.” La cosa che mi ha colpito di più di questo breve racconto è stata la vite come metafora della vita. Non a caso hanno nomi simili, almeno in italiano. Così come la vite è orgogliosa di poter donare il proprio nettare, così noi dovremmo essere orgogliosi di donare noi stessi agli altri, senza pretendere grossi ringraziamenti, fieri soltanto di essere stati utili. Il senso dell’altruismo, che oramai è perso e forse faremo fatica a ritrovare. Ma quanto è bello sapere di essere utili a qualcuno, sapere che la nostra linfa alimenta gli altri, che non siamo piante sterili destinate a inaridirci perché incapaci di donare. Ringrazio ancora Manuela per le belle parole con cui ha espresso il concetto di vita, semplicità e amore. Bastano parole come queste per pensare che 26 anni d’insegnamento non sono stati inutili, ripagano di una vita intera dedicata alla scuola. 


Giuseppe per i sapori veri.

#539

Il più bello dei mari – Nazim Hikmet

Libro - Libri - Letteratura - Poesia

Il più bello dei mari – Nazim Hikmet

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“Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.”
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.

 


Giuseppe per la speranza che non deve morire mai

#521

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