Oggi vi racconto una storia…

Penna

L’Aquila. Storia di Alice che si chiama anche Gea

Alice doveva nascere il 10 aprile 2009. Era tutto pronto: la culla, il corredino, il fiocco rosa da appendere sulla porta di casa nuova. Come Alice diventa Gea. [Francesca Luzi] - venerdì, 10. febbraio 2012 10:40

Alice - Gea - L'Aquila

L'Aquila. Storia di Alice che si chiama anche GeaIl 5 aprile, alla prima scossa delle 22:48, magnitudo 3.9 Richter, Manuela e Marco prendono Lorenzo dal letto e decidono di andare a passare la notte a casa dei genitori di Manuela al primo piano. La loro nuova casa si trova al quarto; si sentono troppo esposti e poi la pancia di Manuela è davvero tanto grande per rischiare una corsa per le scale. A casa dei nonni Lorenzo si addormenta insieme a loro nel lettone e Manuela e Marco nella loro vecchia camera da letto.

Seconda scossa alle 00:40, magnitudo 3.5 Richter. Alle 03:32 l’inferno. La luce va via, l’armadio cade sul letto colpendo Manuela lateralmente sulla pancia e sulla coscia. Marco resta sotto l’armadio e al buio disperatamente cerca di scrollarselo da dosso. Manuela nonostante la botta si libera di scatto e corre a tastoni al buio a cercare Lorenzo nell’altra stanza. Cerca di aggrapparsi agli stipiti delle porte ma non li trova, la casa è scrollata da sotto, da sopra, gira tutto, cerca di gridare il nome di Lorenzo ma si accorge che quelli che escono dalla sua bocca sono solo suoni disarticolati.

Raggiunge la camera dei suoi genitori, capisce a tastoni che suo padre sta facendo scudo su Lorenzo perché il quadro staccatosi dal muro ora copre la schiena di Cesare. Manuela li chiama, li tocca ma nessuno risponde. Teme il peggio ma fortunatamente nessuno si è fatto troppo male. L’inferno dura circa quaranta interminabili secondi. Manuela è dolorante e non riesce a sentire più i movimenti di Alice nella pancia. Corrono in ospedale, il traffico è impazzito ed arrivano dopo un tempo interminabile.

L’ospedale è in pieno delirio per i crolli al pronto soccorso e in molti altri reparti. Cercano urlando nel caos un ginecologo e dopo averlo trovato le dice di non poterla visitare ma di smuovere violentemente la pancia per capire se c’è ancora. Alice si muove. Alice è viva!

Poi il campo, le tende, il freddo. Infine la piccola stanza d’albergo sulla costa, a Montesilvano. Il 10 aprile si celebrano i funerali di Stato. Una distesa oscena, inguardabile di 309 bare affolla il piazzale della Scuola della Guardia di Finanza a Coppito. Il 10 aprile, durante i funerali, a Pescara nasce Alice, che avrà come secondo nome Gea, il titano femmina che impersona la terra, la dea romana Tellure.

Alice non aveva il suo corredino, i suoi vestitini, quelli comprati dai suoi genitori, carrozzina, pannolini, confetti per festeggiare. Li aveva, ma a casa sua a L’Aquila, al quinto piano di un palazzo gravemente danneggiato. Alice è uscita dall’ospedale ed è entrata in una piccola stanza d’albergo che per sei mesi è stata la sua casa. Senza la privacy che spetta alle partorienti appena uscite dall’ospedale, ha mangiato e dormito insieme a centinaia di altri sfollati come lei, nata sfollata in abiti non suoi, allattata nella sala ristorante dell’albergo, negata persino del silenzio che contraddistingue le case dove arriva un neonato, conficcata nel caos più totale di una banda di bambini sfollati iperattivi che nel post sisma hanno scatenato tutta la loro irrequietezza, paura e rabbia incomprensibile (per loro, piccoli!).

Alice ha messo piede in una casa per sé e la sua famiglia soltanto a gennaio 2010. Le era stata donata una piccolissima casetta di quelle trasportabili dalla società sportiva Siena calcio dalla quale dovettero scappare ai primi freddi perché si erano congelati i tubi ed era pericoloso dormirci con del riscaldamento a stufette.

Alice Gea è una bambina veramente tosta. È il simbolo dell’Aquila che resiste, che non molla nonostante tutto, è il germoglio dal quale nascerà la nuova genie di Aquilani, quella dei “senza paura” perché nati dopo la terribile notte che ha fatto da spartiacque tra la vita di prima e il dopo che stiamo vivendo oggi.  Andiamo avanti.

[Articolo tratto da Il Giornalettismo]


Altri post sul terremoto dell’Aquila:

Nonostante tutto è Pasqua – Ferzan Ozpetek – Alessandra Cora

L’Aquila mesi dopo… 

Giuseppe per l’Aquila e per non dimenticare

#621

La bambina che zittì il Mondo per 6 minuti

Bambini - amore - mondoLa bambina che zittì il Mondo per 6 minuti



Era il 1992, ma dopo 20 anni tutto rimane molto attuale. Anche Cristo aveva un’altissima considerazione dei bambini (Sinite parvulos venire ad me), perché noi poveri essere comuni non dobbiamo dar loro ascolto?


Giuseppe per l’amore…. ingenuo!

#579

Dream Theater – Through Her Eyes

Dream Theater – Through Her Eyes

 Dream Theater - Through Her Eyes


 Through Her Eyes - Dream Theater

Traduzione Through Her Eyes

Titolo Tradotto: Attraverso I Suoi Occhi

She never really had a chance On that fateful moonlight night
Sacrificed without a fight
A victim of her circumstances
Now that I`ve become aware
And I`ve exposed this tragedy
A sadness grows inside of me
It all seems so unfair
I`m learning all about my life
By looking through her eyes
Just beyond the churchyard gates
Where the grass is overgrown
I saw her writing on her stone
I felt like I would suffocate
Inloving memory of our child
So innocent, eyes open wide
I felt so empty as I cried
Like part of me had died
And as her image
Wandered through my head
I wept just like a baby
As I lay awake in bed
And I know what it`s like
To lose someone you love
And this felt just the same
She wasn`t given any choice
Desperation stole her voice
I`ve been given so much more in life
I`ve got a son, I`ve got a wife
I had to suffer one last time
To grieve for her and say goodbye
Relive the anguish of my past
To find out who I was at last
The door has opened wide
I`m turning with the tide
Looking through her eyes
Lei non ha mai veramente avuto un’opportunità 
In quella fatale notte di luna,
sacrifici senza opporre resistenza,
una vittima delle circostanze.
Ora che mi sono reso conto
E ho smascherato questa tragedia,
una tristezza mi cresce dentro,
sembra tutto così ingiusto…
Sto imparando tutto sulla mia vita
Guardando attraverso i suoi occhi.
Appena oltre i cancelli del cimitero
Dove l’erba ha rivestito tutto
Ho visto la scritta sulla sua lapide
E mi son sentito soffocare
“Alla cara memoria della nostra bambina”
così innocenti i suoi occhi spalancati,
mi sono sentito così vuoto mentre piangevo,
come se una parte di me fosse morta
Sto imparando tutto sulla mia vita
Guardando attraverso i suoi occhi.
E mentre la sua immagine mi tornava in mente
Piangevo proprio come un bambino
Mentre stavo a letto sveglio,
e so com’è perdere qualcuno che ami
e questo era proprio la stessa cosa…
Non le è stata data alcuna scelta,
la disperazione le ha rubato la voce,
a me è stato dato tanto di più nella mia vita,
ho un foglio, una moglie.
Dovevo soffrire un’ultima volta,
addolorarmi per le i e dirle addio,
rivivere il tormento del mio passato
per scoprire veramente chi ero alla fine…
La porta si è spalancata,
sto girando con la corrente
guardando attraverso i suoi occhi.

Questa è una delle canzoni che metterei tra le top 10 di tutti i tempi.


GGiuseppe per il buon rock (melodico ma tragico).

#421

Ho dipinto la pace

Ho dipinto la pace

 


 Avevo una scatola di colori

brillanti, decisi, vivi. 

Avevo una scatola di colori,

alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso

per il sangue dei feriti.

Non avevo il nero

per il pianto degli orfani.

Non avevo il bianco

per le mani e il volto dei morti.

Non avevo il giallo

per la sabbia ardente,

ma avevo l’arancio

per la gioia della vita,

e il verde per i germogli e i nidi,

e il celeste dei chiari cieli splendenti,

e il rosa per i sogni e il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

 Tali Sorek (12 anni), Beersheba, Israele. 


Ogni commento mi sembra superfluo.


Giuseppe per la pace

#406

Che cos’è l’Amore?

10 frasi di bambini che spiegano cos’è l’amore

1. L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te. (Gianluca, 6 anni)


2. Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore. (Rebecca, 8 anni)


3. L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi. (Martina, 5 anni)


4. L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria. (Carlo, 5 anni)


5. L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna, 5 anni)


6. L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi. (Tommaso, 4 anni)


7. L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono. (Daniele, 7 anni)


8. L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo. (Elena, 5 anni)


9. L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria, 4 anni)


10. Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica, 8 anni)


Non sono un’AMORE questi bambini nella loro ingenuità? Fantastici.

horsefly


Giuseppe per l’amore puro.

#375

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