Francesco de Gregori – Viva l’Italia


Viva l’Italia, Francesco de Gregori
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre (1969 – Piazza Fontana). 16 morti, nessun colpevole…. e certe ombre su apparati dello stato.
| Giuseppe per le stragi ancora impunite. |
#559 |
Carmen Consoli – AAA Cercasi
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Carmen Consoli – AAA Cercasi |
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Cercasi avvenente signorina, ben fornita intraprendente. Giovane brillante, ma più di ogni altra cosa dolce e consenziente
| Giuseppe head-hunter |
#317 |
Francesco Guccini – Nomadi – Per fare un uomo
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Francesco Guccini e i Nomadi – Per fare un uomo |
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Per fare un uomo di Francesco Guccini
“E cade la pioggia e cambia ogni cosa la morte e la vita non cambiano mai l’ inverno è tornato, l’ estate è finita la morte e la vita rimangono uguali la morte e la vita rimangono uguali Per fare un uomo ci voglion vent’anni per fare un bimbo un’ ora d’amore per una vita migliaia di ore per il dolore è abbastanza un minuto per il dolore è abbastanza un minuto E verrà il tempo di dire parole quando la vita una vita darà e verrà il tempo di fare l’ amore quando l’ inverno più a nord se ne andrà quando l’ inverno più a nord se ne andrà Poi andremo via come fanno gli uccelli che dove vanno nessuno lo sa ma verrà un tempo e quel cielo vedremo quando l’ inverno dal nord tornerà quando l’ inverno dal nord tornerà E cade la pioggia e cambia ogni cosa la morte e la vita non cambiano mai l’ estate è passata, l’ inverno è alle porte la vita e la morte rimangono uguali la vita e la morte rimangono uguali”. Francesco Guccini e i Nomadi, Per fare un uomo -Album: Album Concerto (1979)
| Giuseppe per la musica esegetica… e per Sim (detto fatto!) |
#276 |
Riccardo Cocciante – Il Treno
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Riccardo Cocciante – Il TrenoFugge frattanto, fugge il tempo irrecuperabile (Virgilio) |
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Riccardo Cocciante > …E Io Canto (1979) > Il Treno
(R.Cocciante – M. Luberti) E il treno corre forte il treno va lontano e il quadro cambia sempre là dietro al finestrino io non ho avuto il tempo di stringere la mano io non ho avuto il tempo di dire una parola per asciugare il pianto di una madre che resta sola per sciogliere quel nodo che mio padre aveva in gola Ma il treno va lontano il treno porta via e batte un tempo strano lungo la strada mia più indietro c’è un bambino col naso che gli cola poi vengono gli amici dei tempi della scuola l’amore chiuso al bagno con una mano sola le canzoni sconce urlate a squarciagola Ma il treno corre forte e il treno adesso vola sulle distese immense di ciclamini viola sulle colline dolci coperte da lenzuola sopra quei balli tristi coi buchi nella suola sopra le notti spese in cerca di puttane sui versi di Pavese sulle promesse vane Ma il treno corre forte su tutta la mia vita che passa via veloce che sfugge fra le dita risento la sua voce si riapre la ferita la gioventù è passata per non ritornare mai più Ma il treno va lontano e non si è mai fermato ma gli occhi di quest’ uomo conservano il passato e adesso vedo i visi di gente sconosciuta che cerca nei sorrisi la libertà perduta la zingara fortuna che scopre le mie carte che legge nella luna quale sarà la sorte Ma il treno corre forte si fermerà soltanto quando qualcuno un giorno mi chiamerà nel vento na na na na na na na na na ….. (ad libitum)Io non ho avuto il tempo di dire una parola
per asciugare il pianto di una madre che resta sola
Non si può asciugare il pianto di una madre che resta sola, passano gli anni, cambiano le condizioni, si costruiscono nuove micro cellule famigliari, ma il pianto di una madre non si asciuga, rimane fino alla fine il senso di abbandona e anche quando sei vicino a lei continua a ripeterti “ma quando parti?”, troppo profonda è la ferita per guarire.
per sciogliere quel nodo che mio padre aveva in gola
Un padre “risolve” meglio l’abbandono, il nodo resta nella gola all’infinito, ma è troppo intimo per essere mostrato al mondo, troppo personale per divulgarlo.
Ma il treno va lontano il treno porta via
e batte un tempo strano lungo la strada mia
più indietro c’è un bambino col naso che gli cola
E’ un tempo stranissimo, nessuna regola di metrica potrà omologarlo, quel moccio al naso rimane come una stalattite nei ricordi del bambino che non muore mai dentro di noi.
poi vengono gli amici dei tempi della scuola
l’amore chiuso al bagno con una mano sola
le canzoni sconce urlate a squarciagola
Le prime amicizie, i primi tradimenti (bilaterali), le prime delusioni, le prime esperienze, per forza egocentriche. La voglia di urlare al mondo per essere finalmente ascoltati, in un mondo di sordi.
Ma il treno corre forte e il treno adesso vola
sulle distese immense di ciclamini viola
sulle colline dolci coperte da lenzuola
sopra quei balli tristi coi buchi nella suola
sopra le notti spese in cerca di puttane
sui versi di Pavese sulle promesse vane
Ma la vita comunque scorre, fatti brutti, fatti belli o mediocri, comunque corre veloce inesorabile. Ci si sente forti e invincibili, ma in certi momenti anche deboli e abbandonati. Ci sono le basse voglie e gli alti ideali e soprattutto un progetto di vita da realizzare al quale tendere tutte le proprie forze.
Ma il treno corre forte su tutta la mia vita
che passa via veloce che sfugge fra le dita
risento la sua voce si riapre la ferita
la gioventù è passata per non ritornare mai più
Ma la vita è moderna, non è una lenta locomotiva che ti fa attraversare le praterie e ti fa godere dello spettacolo, è un TGV, il paesaggio non è nitido, scorre ad una velocità incredibile, non è sabbia che scorre tra le dita, è una giro sulle montagne russe.
Ma il treno va lontano e non si è mai fermato
ma gli occhi di quest’ uomo conservano il passato
e adesso vedo i visi di gente sconosciuta
che cerca nei sorrisi la libertà perduta
la zingara fortuna che scopre le mie carte
che legge nella luna quale sarà la sorte
La vita ti porta lontana, ma non è necessario muoverti geograficamente, si può essere lontani dalla famiglia, dagli affetti, dal sociale anche standoci dentro. Sei circondato da gente sconosciuta a casa tua, e la zingara non svela altro che un fato che conoscevi da sempre, e la ta sorte è lì che ti attende irremovibile.
Ma il treno corre forte si fermerà soltanto
quando qualcuno un giorno mi chiamerà nel vento
na na na na na na na na na ….. (ad libitum)
E’ dopo? Lo scopriremo….?????
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| Giuseppe per la Grande Clessidra |
#268 |
Rino Gaetano – Aida
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Rino Gaetano – Aida
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Rino Gaetano – Aida – Testo
Lei sfogliava i suoi ricordile sue istantanee
i suoi tabu’
le sue madonne i suoi rosari
e mille mari e
alala’
i suoi vestiti di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno il gran conflitto
e poi l’Egitto
e un’altra eta’
marce e svastiche e federali
sotto i fanali
l’oscurita’
e poi il ritorno
in un paese diviso
piu’ nero nel viso
piu’ rosso d’amore
Aida come sei bella
Aida le tue battaglie
i compromessi
la poverta’
i salari bassi la fame bussa
il terrore russo
Cristo e Stalin
Aida la costituente
la democrazia
ma chi ce l’ha
e poi trent’anni di safari
tra antilopi e giaguari
sciacalli e lapin
Aida come sei bella
come sei bella.
come sei bella.
«C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta. » (Rino Gaetano ad un concerto prima di cantare Nuntereggae più nel 1979)
Aida è stata scritta nel 1977 e parlava di 50 anni di storia italiana. Era la fotografia di un paese in preda ad una profonda crisi sia economica che di valori: scandali, insabbiamenti, servizi deviati, attentati. Sono passati più di 30 anni e Rino Gaetano è stato cosi tragicamente profetico sullo stato delle cose in questa nazione. L’unica differenza è che il terrorismo ha avuto una virata planetaria, per il resto tutto è rimasto immutato.
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| Giuseppe per Aida ancora una volta tradita |
#242 |
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