Il bello di essere single

Il Bello Di Essere Single

Renée Zellweger - Il diario di Bridget Jones (film) - Single
  1. Renée Zellweger - Il diario di Bridget Jones (film) - SinglePuoi dimenticare il cellulare a casa senza che scoppi un putiferio. 
  2. Puoi startene a casa senza …che nessuno ti fracassi le scatole se una sera non ti va di uscire. 
  3. Non devi uscire con i suoi amici e amiche che proprio non sopporti. 
  4. Puoi uscire quando ti pare con i tuoi amici che lei proprio non sopporta. 
  5. Non devi domandare “Ti va?” ogni volta che ti viene in mente di fare qualcosa e “Che ne dici, ti piace?” ogni volta che vuoi vedere un film. 
  6. Non devi trovare centinaia di possibili giustificazioni per farle capire che non è colpa sua se una sera semplicemente sei scoglionato senza un motivo particolare. 
  7. Non devi ogni mattina scrivere uno stupido buongiorno ancora prima di connettere il cervello appena sveglio. 
  8. Non devi stare fino all’una di notte a mandare sms con frasi smielate che farebbero vomitare qualsiasi sano di mente mentre in realtà il tuo cervello sta dormendo da un pezzo. 
  9. Puoi guardare il portafogli e scoprire, con sopresa, che è più bello pagare solo per sè. 
  10. Puoi recuperare un rapporto sano con la natura e col mondo. Da fidanzato per te una nuvola è “un agglomerato di gocce che se cadessero sul tuo viso ti farebbero bellissima”, mentre da Single è semplicemente un nuvolone nero (cazzo sta per piovere!!). 
  11. Non hai i suoi genitori attaccati alla nuca perchè vogliono che vi fidanziate a casa… 
  12. Non sei costretto ad ascoltare un rompiscatole in più che, nell’imminenza dell’esame universitario, quando non vuoi fare un cazzo ti dice: “Amore devi studiare”. Tu vorresti tanto dirle: “Ma vaffanculo e fattele tu 1000 pagine!!!” e invece sei costretto a dire: “Hai ragione amore, ora mi metto!”. Poi puntualmente, dopo due secondi, stai ronfando come un ghiro in letargo!!… 
  13. Non devi subire la riattivazione del coprifuoco che i tuoi genitori hanno soppresso anni fa… 
  14. Non sei costretto ad avere l’incazzatura abissale, con annessa fortissima tentazione di lasciarla a casa, quando arrivi in perfetto orario (anzi 5 minuti prima) e lei ti fa aspettare mezz’ora sotto casa come un coglione mentre ti iberni in macchina perchè la temperatura sta a 10 gradi sotto lo zero… 
  15. Puoi fare ritardo quando esci senza che per tutta la sera ci sia una vocina fastidiosissima all’orecchio che ti dice: “Vedi?! Poi sono io che arrivo in ritardo!!”… 
  16. Non devi scervellarti per scegliere che regali farle… 
  17. Puoi guardare liberamente una bella figa senza che, dentro di te, si attivi il dispositivo beghelli del senso di colpa che lei ti ha impiantato a tradimento col primo bacio… 
  18. Non sei costretto a guardare cose immonde come “Twilight” (con annesse amiche che sbavano dietro all’attore più figo di te guardandoti come una merda e facendo battutine idiote) e, usciti dal cinema, quando vorresti gridare al mondo che hai I NERVI A PEZZI devi anche dire: “Amore com’era bello il film”… 
  19. Non sei costretto a sederti accanto a lei se, ad una riunione o incontro, arrivi in ritardo e conseguentemente non devi giustificarti se lei, tornando a casa, come da copione, inizia a farti: “Amore, ma non volevi stare accanto a me? Che succede? Non mi ami più? Perchè? Non ti piaccio più come prima? Ti ha dato fastidio qualcosa?” “NO, TESTA DI CA**O, SONO ARRIVATO 5 MINUTI DOPO E NON VOLEVO SCOMODARE MEZZA STANZA”… 
  20. Uomo single - casalingoNon devi andare dal fiorario nelle occasioni speciali e uscendo, pensare con mestizia che quei 20 euro che hai in mano sottoforma di fiori, dopo 5 giorni finiranno nell’immondizia… 
  21. Se esci con gli amici e lei non c’è, non sei costretto ad estraniarti dal mondo stando tutta la sera col cellulare in mano… 
  22. Puoi passare le giornate senza lavorare e senza studiare senza che nessuno ti rompa, ma soprattutto senza che nessuno lo sappia… 
  23. Non sei costretto ad ascoltare le sue seghe mentali e le sue paranoie e puoi constatare liberamente che è più semplice seguire la dimostrazione di un teorema a livello universitario che i suoi ragionamenti… 
  24. Non sei costretto a fare la faccia triste se per caso una sera si sente triste. Proprio in quella serata in cui tu ti senti addosso quella stranissima quanto inspiegabile allegria… 
  25. Non sei costretto a sentire cose del tipo: “Quando c’è un altro ragazzo accanto a me tu non ti incazzi, quindi non sei geloso, quindi non mi ami abbastanza”. Come se i ragazzi fidanzati andassero in giro come Bruce Willis col fucile in mano pronti a sparate il primo che supera la linea di confine… 
  26. Nei viaggi in pullman puoi tranquillamente occupare i due sedili stiracchiandoti come ti pare senza che ci sia qualcuno che vuole mettere la sua testa sulle tue spalle e tu devi stare immobile se no si sveglia… 
  27. Puoi cominciare a mettere da parte qualche centesimo e iniziare a farti qualche regalo… 
  28. Non devi sorbirti quelle noiosissime feste di compleanno dei suoi amici che non hai mai visto nè mai rivedrai in vita tua, in cui vorresti solo una branda e un cuscino… 
  29. Non sei costretto a sentire frasi che fanno accapponare la pelle, del tipo: “Guarda amore che bello quel bambino. Quanto ne vorrei uno…” e dover fermare le tue mani che vorrebbero strangolarla… 
  30. Non sei costretto a fare le telecronache delle tue giornate via sms… 
  31. Puoi condividere su facebook la foto di una bella figa e ricevere commenti di approvazione da parte dei tuoi amici oppure i saluti di una nuova amica sulla tua bacheca, senza vederti rovinata la serata a discuterne e giustificarti ore con lei 
  32. Puoi guardare lo schermo del cellulare e con somma indifferenza vedere che non ci sono messaggi… 
  33. Puoi finalmente avere un hobby idiota senza sentirti dire da nessuno che è un hobby idiota… 
  34. Puoi finalmente fare i 130/h senza che al tuo arrivo inizi la predica: “Come mai ci hai messo così poco? Hai corso vero? Te l’ho detto che non devi correre? Ma che fai?”, mentre il tuo cervello sta per regalarle un biglietto sola andata per un bel Vaffancul tuor… 
  35. Se una sera sei depresso, puoi dedicarti ai tuoi antidepressivi preferiti (Nutella d’inverno e gelato d’estate) senza che lei tiri fuori, dalla borsa di Mery Poppins che si ritrova, le tabelle coi valori nutrizionali… 
  36. Non sei costretto a descrivere le tue ex nei minimi particolari e a trovare le differenze che la rendono migliore rispetto alle altre. Per i tuoi amici le tue ex ritentano tutte nella grande categoria dello spirito intitolata “Grandissime teste di cazzo”… 
  37. Puoi vestirti come ti pare senza che partano i commenti del tipo: “Amore, ma che hai fatto… Quel maglione e quella camicia insieme non si possono vedere. Ma non vedi che il blu celestiaco cobaltato del cappotto proprio non va col verdino pisello con punta di bianco del golf”… 
  38. Non sei costretto a guardarla attentamente ogni volta perchè altrimenti si incazza se non ti accorgi che si è tagliata i capelli di 5 centimetri o che ha cambiato montatura di occhiali… 
  39. La batteria del tuo cellulare potrà finalmente rilassarsi e tornare ad essere ricaricata una volta alla settimana e non una volta al giorno… 
  40. Puoi ricominciare finalmente a riconnettere il cervello alla bocca, senza dover mediare i tuoi pensieri per renderli più accettabili. SE HAI LE SCATOLE GIRATE PUOI DIRLO APERTAMENTE!

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#392

Rosa – Patrizio Sandrelli

Rosa – Patrizio Sandrelli

 Rosa - Patrizio Sandrelli


Come Indiana Jones vado a scavare nella musica italiana anni 70. Molti dicono, forse a ragione, che era musica trash, ma cosa posso farci se ogni volta che ascolto qualche nota di queste canzoncine mi si scioglie il cuore. Attenzione queste canzoncine cominciavano a rompere una società bigotta e legata a tabù religiosi indistruttibili, cantare di queste cose era rivoluzionario, adesso ci fa sorridere un po’ ma bisogna sempre tener conto del contesto.  Musica assolutamente vietata dalla Rai, veniva trasmessa solo dalle radio libere che nascevano e forse devono proprio a queste musichette di rottura il loro successo o perlomeno i primi passi. Sandrelli fa parte di quella schiera di cantautori degli anni settanta considerati (a torto) “minori”. Certo, tanto spazio non potevano averlo se davanti a loro c’erano i vari Battisti, Baglioni, Cocciante, Venditti, De Gregori, Dalla etc.  E infatti è sparito completamente ma “Rosa” nell’estate del 75 fu un successone

horsefly


Patrizio Sandrelli (Roma, 17 marzo 1950) è un cantautore italiano.

Scoperto dal produttore Franco Labriola, debutta nel 1971 con il singolo Trinity stand tall sotto lo pseudonimo di Gene Roman. Questa canzone era il tema del film …continuavano a chiamarlo Trinità.
Nel 1972 con lo stesso pseudonimo incide “Don’t lose control” tema principale del film …E poi lo chiamarono il Magnifico (ambedue le canzoni composte da Guido e Maurizio De Angelis – Oliver Onions).
Nel 1973 arriva il primo album chiamato semplicemente Patrizio Sandrelli.
Nel 1975 arriva quello che sarà il suo successo maggiore, il singolo Fratello in amore. Dello stesso anno è un altro discreto successo, Rosa.
Nel 1976 ha partecipato al Festival di Sanremo con Piccola donna addio che raggiunge il quattordicesimo posto in classifica; dello stesso anno è Piccolo fiore nero.
E sempre in quell’anno ripropone Fratello in amore, ma in inglese e col titolo Brother in love dedicandolo al giovanissimo attore Alessandro Momo scomparso nel 1974.
La sua ultima presenza in classifica in Italia è nel 1978 con Lisa, dopo di che scompare dalle scene.
Rosa - Patrizio Sandrelli Rosa - Patrizio Sandrelli Rosa - Patrizio Sandrelli

Giuseppe per gli anni 70

#376

Anni 80

Sei figlio/a degli anni ’80 se:

 

 Gli anni 80

1) almeno una volta nella vita ti sei chiesto cosa fosse di preciso un “razzomissile” e come funzionassero i “circuiti di mille valvole”

2) almeno per una volta ti sei chiesto per quale misteriosa legge fisica, Mimì riuscisse a far scomparire il pallone e a farlo riapparire a cazzo sul campo di pallavolo… e sempre rigorosamente dentro la linea.
3) ti sei chiesto almeno una volta quanto fosse alta la rete del suddetto campo.
4) o quanto fosse lungo il campo di Holly & Benji dal momento che si vedeva la linea dell’orizzonte.
5) ti ricordi di Licia Colò che, al posto di parlar con gli orsi bianchi, parlava coi cani rosa.
6) ti ricordi di quando Gerry Scotti era ancora un dj.
7) hai ballato almeno una volta Reality (del tempo delle mele) a distanza di sicurezza e sotto la sorveglianza di insegnante o genitore che sia. Magari con una scopa in mano.
8) ti sei incazzato almeno una volta perché tua madre non ti ha comprato l’Allegro Chirurgo.
9) ricordi quando le Barbie non subivano ancora mutazioni genetiche bagnandole con l’acqua calda o fredda.
10) ti ricordi di giocattoli geniali come il Forno Harbert, la Macchina per lo zucchero filato Harbert, la Gelatiera Harbert, la Macchina dei popcorn Harbert…
11) il tuo idolo a colazione era un malato di mente romanista con il fantasioso nome di Mago Galbusera.
12) a furia di biscottini del Malato di Mente Galbusera anche casa tua sembrava un covo romanista: a colazione indossavi una tuta rossa e gialla, prendevi i biscotti da una biscottiera rossa e
gialla, li inzuppavi nel latte in una tazzona da 3 litri rossa e gialla…
13) non sei mai riuscito a completare il Cubo di Rubik.
14) baravi staccando le etichette colorate del Cubo di Rubik.
15) baravi staccando i cubetti del Cubo di Rubik perchè le etichette non si incollavano più.
16) ti ricordi quando le sorpresine non erano dentro gli ovetti, ma nelle merendine. E non si collezionavano. Si perdevano.

17) ti ricordi quando al piccolo Mugnaio Bianco Clementina (comprensibilmente) dava il due di picche (Sarà per via delle dimensioni? Una generazione di uomini con l’incubo delle misure per colpa dei pubblicitari?).
18) ti ricordi quando a scuola si spacciavano le gomme profumate.
19) ogni volta che pigli un traghetto ti viene in mente Gopher e ti metti sul ponte a canticchiare: “Mare profumo di mareeee… con l’amore io voglio giocareeee…”
20) hai creduto almeno una volta in vita tua che i Righeira fossero davvero fratelli.
21) ti ricordi quando Paolo Rossi era ancora il nome di un calciatore.
22) ti ricordi quando il Milan era in serie B e l’Inter vinceva ancora gli scudetti.
23) ed infine… sei in grado di completare la seguente frase: “…arriva presto, finisce presto e di solito non pulisce il…”

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Giuseppe per gli anni 80

#352

Anni 90

Quanto hanno influito gli anni ’90

 Quanto hanno influito gli anni '90

01. Cerchi di inserire la password per far funzionare il microonde.

02. Non fai un solitario con carte vere da anni.

03. Chiedi via e-mail ai tuoi colleghi nel tavolo di fianco se vogliono  andare albar, e loro rispondono via mail “ok, dammi cinque minuti”.

04. Hai una lista di 15 numeri diversi per chiamare la tua famiglia composta da 3 persone.

05. Chatti varie volte al giorno con uno che vive in Sud America, ma quest’anno non hai mai parlato col tuo vicino di casa.

06. Compri un computer e la settimana dopo è obsoleto.

07. Il motivo per cui perdi di vista gli amici è che non hanno un  indirizzo e-mail.

08. Chiami le Poste Italiane “snail mail”.

09. Per te essere organizzato significa avere post-it colorati.

10. La maggior parte delle barzellette che conosci le hai lette via  e-mail.

11. Quando vai a casa dopo una lunga giornata di lavoro, rispondi al telefono dicendo il nome della ditta.

12. Quando fai telefonate da casa, per sbaglio premi 0 per prendere linea e telefoni alle Bermuda.

13. Sei seduto alla stessa scrivania da 4 anni, e hai lavorato per tre ditte diverse.

14. La targa della ditta è attaccata col velcro.

15. La peggiore cosa di un crash del computer è la perdita delle tue barzellette migliori.

 

16. E’ buio quando vai al lavoro e quando vai a casa, anche in estate.

17. Sai esattamente il numero di giorni che mancano alla pensione, fino al prossimo cambio di legislazione.

18. Vedi una persona ben vestita e distinta, e capisci che è un visitatore.

19. Il buffet dei meeting è la tua dieta abituale.

20. Essere ammalati significa non poter camminare o essere all’ospedale.

21. “Ferie” è qualcosa che rimandi all’anno prossimo, o un assegno che prendi in gennaio.

22. I tuoi genitori ti descrivono come “uno che lavora coi computer”.

23. Il motivo per cui riconosci i tuoi figli è che hai la loro foto sul desktop.

24. Hai letto questo elenco continuando ad annuire.

25. Stai pensando di “forwardare” ad altri questo elenco.


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Giuseppe (anche) per gli anni 90 

#351

Scuola pubblica o privata?

Piero Calamandrei, 1950: Una profezia agghiacciante sulla scuola pubblica

Piero Calamandrei, 1950: 

Una profezia agghiacciante sulla scuola pubblica

 Piero Calamandrei, 1950: Una profezia agghiacciante sulla scuola pubblica
Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: 
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. 

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].
Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.
Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.
Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950


Giuseppe per la scuola

#285

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