Il bello di essere single
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Il Bello Di Essere Single |
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Puoi dimenticare il cellulare a casa senza che scoppi un putiferio. - Puoi startene a casa senza …che nessuno ti fracassi le scatole se una sera non ti va di uscire.
- Non devi uscire con i suoi amici e amiche che proprio non sopporti.
- Puoi uscire quando ti pare con i tuoi amici che lei proprio non sopporta.
- Non devi domandare “Ti va?” ogni volta che ti viene in mente di fare qualcosa e “Che ne dici, ti piace?” ogni volta che vuoi vedere un film.
- Non devi trovare centinaia di possibili giustificazioni per farle capire che non è colpa sua se una sera semplicemente sei scoglionato senza un motivo particolare.
- Non devi ogni mattina scrivere uno stupido buongiorno ancora prima di connettere il cervello appena sveglio.
- Non devi stare fino all’una di notte a mandare sms con frasi smielate che farebbero vomitare qualsiasi sano di mente mentre in realtà il tuo cervello sta dormendo da un pezzo.
- Puoi guardare il portafogli e scoprire, con sopresa, che è più bello pagare solo per sè.
- Puoi recuperare un rapporto sano con la natura e col mondo. Da fidanzato per te una nuvola è “un agglomerato di gocce che se cadessero sul tuo viso ti farebbero bellissima”, mentre da Single è semplicemente un nuvolone nero (cazzo sta per piovere!!).
- Non hai i suoi genitori attaccati alla nuca perchè vogliono che vi fidanziate a casa…
- Non sei costretto ad ascoltare un rompiscatole in più che, nell’imminenza dell’esame universitario, quando non vuoi fare un cazzo ti dice: “Amore devi studiare”. Tu vorresti tanto dirle: “Ma vaffanculo e fattele tu 1000 pagine!!!” e invece sei costretto a dire: “Hai ragione amore, ora mi metto!”. Poi puntualmente, dopo due secondi, stai ronfando come un ghiro in letargo!!…
- Non devi subire la riattivazione del coprifuoco che i tuoi genitori hanno soppresso anni fa…
- Non sei costretto ad avere l’incazzatura abissale, con annessa fortissima tentazione di lasciarla a casa, quando arrivi in perfetto orario (anzi 5 minuti prima) e lei ti fa aspettare mezz’ora sotto casa come un coglione mentre ti iberni in macchina perchè la temperatura sta a 10 gradi sotto lo zero…
- Puoi fare ritardo quando esci senza che per tutta la sera ci sia una vocina fastidiosissima all’orecchio che ti dice: “Vedi?! Poi sono io che arrivo in ritardo!!”…
- Non devi scervellarti per scegliere che regali farle…
- Puoi guardare liberamente una bella figa senza che, dentro di te, si attivi il dispositivo beghelli del senso di colpa che lei ti ha impiantato a tradimento col primo bacio…
- Non sei costretto a guardare cose immonde come “Twilight” (con annesse amiche che sbavano dietro all’attore più figo di te guardandoti come una merda e facendo battutine idiote) e, usciti dal cinema, quando vorresti gridare al mondo che hai I NERVI A PEZZI devi anche dire: “Amore com’era bello il film”…
- Non sei costretto a sederti accanto a lei se, ad una riunione o incontro, arrivi in ritardo e conseguentemente non devi giustificarti se lei, tornando a casa, come da copione, inizia a farti: “Amore, ma non volevi stare accanto a me? Che succede? Non mi ami più? Perchè? Non ti piaccio più come prima? Ti ha dato fastidio qualcosa?” “NO, TESTA DI CA**O, SONO ARRIVATO 5 MINUTI DOPO E NON VOLEVO SCOMODARE MEZZA STANZA”…
Non devi andare dal fiorario nelle occasioni speciali e uscendo, pensare con mestizia che quei 20 euro che hai in mano sottoforma di fiori, dopo 5 giorni finiranno nell’immondizia… - Se esci con gli amici e lei non c’è, non sei costretto ad estraniarti dal mondo stando tutta la sera col cellulare in mano…
- Puoi passare le giornate senza lavorare e senza studiare senza che nessuno ti rompa, ma soprattutto senza che nessuno lo sappia…
- Non sei costretto ad ascoltare le sue seghe mentali e le sue paranoie e puoi constatare liberamente che è più semplice seguire la dimostrazione di un teorema a livello universitario che i suoi ragionamenti…
- Non sei costretto a fare la faccia triste se per caso una sera si sente triste. Proprio in quella serata in cui tu ti senti addosso quella stranissima quanto inspiegabile allegria…
- Non sei costretto a sentire cose del tipo: “Quando c’è un altro ragazzo accanto a me tu non ti incazzi, quindi non sei geloso, quindi non mi ami abbastanza”. Come se i ragazzi fidanzati andassero in giro come Bruce Willis col fucile in mano pronti a sparate il primo che supera la linea di confine…
- Nei viaggi in pullman puoi tranquillamente occupare i due sedili stiracchiandoti come ti pare senza che ci sia qualcuno che vuole mettere la sua testa sulle tue spalle e tu devi stare immobile se no si sveglia…
- Puoi cominciare a mettere da parte qualche centesimo e iniziare a farti qualche regalo…
- Non devi sorbirti quelle noiosissime feste di compleanno dei suoi amici che non hai mai visto nè mai rivedrai in vita tua, in cui vorresti solo una branda e un cuscino…
- Non sei costretto a sentire frasi che fanno accapponare la pelle, del tipo: “Guarda amore che bello quel bambino. Quanto ne vorrei uno…” e dover fermare le tue mani che vorrebbero strangolarla…
- Non sei costretto a fare le telecronache delle tue giornate via sms…
- Puoi condividere su facebook la foto di una bella figa e ricevere commenti di approvazione da parte dei tuoi amici oppure i saluti di una nuova amica sulla tua bacheca, senza vederti rovinata la serata a discuterne e giustificarti ore con lei
- Puoi guardare lo schermo del cellulare e con somma indifferenza vedere che non ci sono messaggi…
- Puoi finalmente avere un hobby idiota senza sentirti dire da nessuno che è un hobby idiota…
- Puoi finalmente fare i 130/h senza che al tuo arrivo inizi la predica: “Come mai ci hai messo così poco? Hai corso vero? Te l’ho detto che non devi correre? Ma che fai?”, mentre il tuo cervello sta per regalarle un biglietto sola andata per un bel Vaffancul tuor…
- Se una sera sei depresso, puoi dedicarti ai tuoi antidepressivi preferiti (Nutella d’inverno e gelato d’estate) senza che lei tiri fuori, dalla borsa di Mery Poppins che si ritrova, le tabelle coi valori nutrizionali…
- Non sei costretto a descrivere le tue ex nei minimi particolari e a trovare le differenze che la rendono migliore rispetto alle altre. Per i tuoi amici le tue ex ritentano tutte nella grande categoria dello spirito intitolata “Grandissime teste di cazzo”…
- Puoi vestirti come ti pare senza che partano i commenti del tipo: “Amore, ma che hai fatto… Quel maglione e quella camicia insieme non si possono vedere. Ma non vedi che il blu celestiaco cobaltato del cappotto proprio non va col verdino pisello con punta di bianco del golf”…
- Non sei costretto a guardarla attentamente ogni volta perchè altrimenti si incazza se non ti accorgi che si è tagliata i capelli di 5 centimetri o che ha cambiato montatura di occhiali…
- La batteria del tuo cellulare potrà finalmente rilassarsi e tornare ad essere ricaricata una volta alla settimana e non una volta al giorno…
- Puoi ricominciare finalmente a riconnettere il cervello alla bocca, senza dover mediare i tuoi pensieri per renderli più accettabili. SE HAI LE SCATOLE GIRATE PUOI DIRLO APERTAMENTE!
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Rosa – Patrizio Sandrelli
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Rosa – Patrizio Sandrelli |
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Come Indiana Jones vado a scavare nella musica italiana anni 70. Molti dicono, forse a ragione, che era musica trash, ma cosa posso farci se ogni volta che ascolto qualche nota di queste canzoncine mi si scioglie il cuore. Attenzione queste canzoncine cominciavano a rompere una società bigotta e legata a tabù religiosi indistruttibili, cantare di queste cose era rivoluzionario, adesso ci fa sorridere un po’ ma bisogna sempre tener conto del contesto. Musica assolutamente vietata dalla Rai, veniva trasmessa solo dalle radio libere che nascevano e forse devono proprio a queste musichette di rottura il loro successo o perlomeno i primi passi. Sandrelli fa parte di quella schiera di cantautori degli anni settanta considerati (a torto) “minori”. Certo, tanto spazio non potevano averlo se davanti a loro c’erano i vari Battisti, Baglioni, Cocciante, Venditti, De Gregori, Dalla etc. E infatti è sparito completamente ma “Rosa” nell’estate del 75 fu un successone.
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Patrizio Sandrelli (Roma, 17 marzo 1950) è un cantautore italiano.
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| Giuseppe per gli anni 70 |
#376 |
Anni 80
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Sei figlio/a degli anni ’80 se:
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1) almeno una volta nella vita ti sei chiesto cosa fosse di preciso un “razzomissile” e come funzionassero i “circuiti di mille valvole”
7) hai ballato almeno una volta Reality (del tempo delle mele) a distanza di sicurezza e sotto la sorveglianza di insegnante o genitore che sia. Magari con una scopa in mano.
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| Giuseppe per gli anni 80 |
#352 |
Anni 90
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Quanto hanno influito gli anni ’90 |
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01. Cerchi di inserire la password per far funzionare il microonde.
02. Non fai un solitario con carte vere da anni.
03. Chiedi via e-mail ai tuoi colleghi nel tavolo di fianco se vogliono andare albar, e loro rispondono via mail “ok, dammi cinque minuti”.
04. Hai una lista di 15 numeri diversi per chiamare la tua famiglia composta da 3 persone.
05. Chatti varie volte al giorno con uno che vive in Sud America, ma quest’anno non hai mai parlato col tuo vicino di casa.
06. Compri un computer e la settimana dopo è obsoleto.
07. Il motivo per cui perdi di vista gli amici è che non hanno un indirizzo e-mail.
08. Chiami le Poste Italiane “snail mail”.
09. Per te essere organizzato significa avere post-it colorati.

10. La maggior parte delle barzellette che conosci le hai lette via e-mail.
11. Quando vai a casa dopo una lunga giornata di lavoro, rispondi al telefono dicendo il nome della ditta.
12. Quando fai telefonate da casa, per sbaglio premi 0 per prendere linea e telefoni alle Bermuda.
13. Sei seduto alla stessa scrivania da 4 anni, e hai lavorato per tre ditte diverse.
14. La targa della ditta è attaccata col velcro.
15. La peggiore cosa di un crash del computer è la perdita delle tue barzellette migliori.

16. E’ buio quando vai al lavoro e quando vai a casa, anche in estate.
17. Sai esattamente il numero di giorni che mancano alla pensione, fino al prossimo cambio di legislazione.
18. Vedi una persona ben vestita e distinta, e capisci che è un visitatore.
19. Il buffet dei meeting è la tua dieta abituale.
20. Essere ammalati significa non poter camminare o essere all’ospedale.
21. “Ferie” è qualcosa che rimandi all’anno prossimo, o un assegno che prendi in gennaio.
22. I tuoi genitori ti descrivono come “uno che lavora coi computer”.
23. Il motivo per cui riconosci i tuoi figli è che hai la loro foto sul desktop.
24. Hai letto questo elenco continuando ad annuire.
25. Stai pensando di “forwardare” ad altri questo elenco.
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Anni 80
| Giuseppe (anche) per gli anni 90 |
#351 |
Scuola pubblica o privata?
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Piero Calamandrei, 1950:Una profezia agghiacciante sulla scuola pubblica |
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soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.
Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].Piero Calamandrei, 1950
| Giuseppe per la scuola |
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